La Grotta Mònterin è un sito di grande valore naturalistico, una cavità unica e rara.

Non esiste tradizione speleologica attuale che giustifichi la scritta in nerofumo al fondo della grotta e di quella grotta in particolare. Le scritte in nerofumo si facevano ai tempi della speleologia eroica, morta e sepolta da almeno cinquanta anni, e solo al fondo di grotte di grande difficoltà. Le faceva chi poteva veramente vantare di aver compiuto una grande esplorazione. Comunque, anche allora, in quegli anni lontani, c’era chi si limitava di una sigla piccola e discreta. Marcare in quel modo il punto di progressione raggiunto nella Grotta scoperta 76 anni fa dal Professor Umberto Mònterin, luminosa figura di scienziato ed esploratore, è vandalismo o stupidità o tutte e due le cose assieme. Lascia esterrefatti che gli autori di questo misfatto siano associati della Commissione Boegan, un’associazione nota e stimata per la visione scientifica della speleologia portata avanti con grande impegno sin dalla fondazione. Cosa direbbero gli speleologi triestini se un libico di Cufra si recasse alla Grotta Gigante e lasciasse in fondo alla cavità un graffito in nerofumo scritto a caratteri cubitali?

Per gli speleologi moderni vale quanto vale per gli alpinisti, escursionisti e turisti di buona educazione:

Lasciate solo impronte - portate via solo immagini fotografiche!

Spero che chi visiterà la grotta in futuro si porti una spugnetta ed un litro d’acqua per cancellare la scritta che ci disonora. Spero che siano gli stessi autori della scritta a porre rimedio. Forse avevano il cervello cotto dal sole e li si può perdonare.
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AMN