Nel 2006 ho preso la malaria due volte, in Mali e in Burkina. Al momento della partenza mi era stata consigliata la profilassi e la scelta era tra il famigerato Lariam e lo snello ed elegante Malarone, presentatomi come l'ultimo ritrovato della scienza farmacologica.

Il primo lo passa la mutua, il secondo si paga (e caro). Il primo ha una lista di effetti collaterali che occupa il 75% della confezione, il secondo e' consigliato (credo di riportare testualmente le parole dello specialista in Medicina del Turismo) " ... per piloti e affini". Non essendo ne' ricco, ne' pilota e nemmeno "affini", ho scelto il Lariam.

Per pura coincidenza mi sono ricordato di iniziare la profilassi nei tempi consigliati ma gia' alla seconda pasticca ho iniziato a stare male. Alla terza ho smesso.

Quando ho preso la malaria la prima volta, a Mopti, per diagnosticarla e avere la cura (ad un prezzo irrisorio) ho percorso 100 metri e aspettato 40 minuti. Due giorni dopo stavo bene. La seconda volta ero a Ouaga e c'e' voluto anche meno. Tutte e due le volte il medico mi ha detto di coprirmi bene la sera, di evitare di stare parecchio vicino alla luce e di usare abbondanti dosi di Autan e simili. Della profilassi non s'e' nemmeno parlato.

Tutti gli occidentali che risiedono da quelle parti, interrogati sull'argomento, dicono che la profilassi e' efficace (se la reggi) solo per periodi di permanenza brevi. Se pensi di restare due o tre mesi in zone dove la malaria e' endemica, e' molto ottimistico sperare di evitarla solo ingoiando una pasticca.

E' vero, quindi, quello che dice RAY: nei Paesi in cui la malaria e' molto diffusa e' piuttosto semplice, per un occidentale, riuscire a diagnosticare e curare la malattia molto prima che diventi pericolosa. E' sufficiente non trascurare l'insorgere dei sintomi caratteristici e rivolgersi il prima possibile ad un sanitario. Nel dubbio, c'e' sempre la possibilita' di prendersi due pasticche di Lariam e sperare di non svegliarsi sotto le spoglie di uno scarafaggio, che' i sequel non pagano.

E' vero del resto che se ti allontani dalle zone di forte diffusione, le competenze e soprattutto i farmaci cominciano rapidamente a languire. Ad Agadez dopo un giorno passato per terra nell'unica struttura ospedaliera aperta, (l'altra, l'ospedale, era chiusa (!)), hanno tentato di curarmi una febbre tifoide con dosi di chinino che avrebbero ucciso Chuck Norris.

Fin qui la mia esperienza. Se ci leggi un consiglio, sbagli di grosso: finche' posso, preferisco dare il cattivo esempio ;-)

Ciao,
Mario


Edited by MoMix (12/27/07 08:41 PM)