Non amo scrivere post troppo lunghi, ma mi spiace non colmare il vuoto lasciato dalla citazione dell'episodio. Cercherò di limitarmi a quanto so ed evitare commenti personali. Preferisco mettere sul tavolo quello che so piuttosto che non lasciare proliferare la fantasia sull'onda dell'accenno all'incidente occorso.
La vittima dell'incidente era un tunisino, non un libico. E' accaduto lungo la statale, durante il trasferimento, poco dopo il crepuscolo. Noi non eravamo presenti, ma eravamo un po' indietro. La ricostruzione sembra essere questa: un locale, su un motorino, ha tentato di attraversare la strada, davanti ad alcuni nostri veicoli che procedevano incolonnati, tentando con un guizzo di infilarsi nello spazio tra due auto successive. Mi hanno detto che fosse a luci spente. Conoscendo come circolano i locali, non mi sorprenderebbe.
L'auto davanti alla quale la vittima dell'incidente ha fatto il balzo stava però venendo sorpassata da un'altra vettura del gruppo. Il motociclista è riuscito al pelo a passare davanti alla vettura che aveva visto e su cui aveva calcolato i tempi ed è sbucato fatalmente davanti al cofano della vettura in sorpasso. Considerate le condizioni al momento dell'incidente e le modalità, credo (ma è una mia idea) che non fosse necessaria una velocità elevata delle vetture, per rendere inevitabile l'incidente. Anche a velocità moderate, sarebbe stato inevitabile comunque. Però non ero testimone oculare.
FINE DELLA PARTE SENZA COMMENTI
- per quello che sono stato in condizione di valutare, mi sento di sostenere che non si potesse ricondurre il sinistro a comportamenti imprudenti della vettura investitrice. Tra l'altro, le nostre auto con portapacchi e tutto, sono alte abbastanza da nascondere un motorino alla vista fino a quando non sia troppo tardi, in un caso come questo. Inoltre, tutti noi sappiamo come si comportino i guidatori locali al volante o al manubrio.
- la battuta "tanto era solo un libico" mi pare contenere implicitamente una sottostante accusa di una gravità e gratuità tale, in termini umani e civili, da non richiedere commenti. E' superfluo dire che la sera stessa, man mano che la notizia ci ha raggiunto in albergo, siamo rimasti tutti colpiti. Su quelle strade, sarebbe potuto accadere a chiunque. Molti hanno seriamente pensato di rinunciare alla prosecuzione del viaggio (preciso che io non ero tra quelli). Però questo non avrebbe aiutato nessuno ed il viaggio è proseguito. Amenophi-4, con il suo stile, potrebbe ribattermi: "e se fosse morto uno dei "vostri" avreste continuato? Non lo so. Me lo sono chiesto e non ho saputo rispondermi. Più di questo non sono in grado di dire. Mi auguro e ti auguro di non dover mai trovare la risposta a questa domanda.
- Al debriefing di fine viaggio, tra i saluti e le considerazioni, l'organizzatore ha prosposto di tornare giù e contattare la famiglia del defunto per vedere se si potesse fare qualcosa per loro. Per esempio, se, come pare, avesse un figlio (era circa un quarantenne...) potremmo dare un contributo per formare, per esempio, una borsa di studio. Io non ho più avuto occasione di riparlarne con lui e tra di noi ma spero proprio, in occasione del prossimo incontro, che la cosa abbia un seguito e sicuramente in molti parteciperemo. Amenophi dirà: "vi lavate la coscienza con i soldi. La vita non ha valore." E' vero. Lo so. Sono ansioso di lavarmi la coscienza versando qualche euro? Non saprei risponderti. Me lo sto chiedendo anche io. Però spero di poterlo fare. A loro, comunque, potrebbe aiutare.
- La gestione e l'assistenza del problema da parte dell'organizzazione è stata quanto di meglio uno possa augurarsi. Viaggerò certamente ancora con loro.
Ciao a tutti