Pare che negli Stati Uniti qualcuno dissenta ancora.
E anche Rasmussen (da quando i Danesi hanno esperienze africane? forse per via di Karen Dinesen baronessa Blixen?)pur mantenendo il dito sul grilletto (sembra uno di quei personaggi di W. Smith con la camicia sempre nuova...)abbassa i toni, abbaia più piano...Tosco

NEW YORK 25/6
Con un voto schiacciante - e bipartisan - contro Barack Obama sulla Libia, il Congresso americano ha riaffermato ieri il suo diritto ad approvare un intervento militare americano. L'altolà a Obama ha più valore simbolico e politico nel continuo confronto fra potere esecutivo e legislativo, ma non avrà immediate conseguenze concrete. Una seconda mozione che avrebbe dovuto bloccare l'erogazione di una parte dei fondi per la guerra è stata infatti bocciata, di nuovo con una valenza bipartisan.
Per ciò che riguarda il primo voto, i deputati hanno deciso di giocare d'anticipo sul Senato, pronto ad autorizzare in pieno le azioni del presidente, con la mozione proposta dal democratico John Kerry e dal repubblicano John McCain. La Camera ha deciso di votare subito sulla mozione Kerry/McCain, bocciandola. E il no è stato in effetti schiacciante: 70 democratici hanno voltato le spalle al presidente e hanno fatto fronte comune con i repubblicani.
Il testo della prima risoluzione alla Camera ricalcava il compromesso raggiunto al Senato nei giorni scorsi e chiedeva il prolungamento dell'operazione militare in Libia per un altro anno. Con una chiara dimostrazione d'orgoglio che andava al di là degli schieramenti politici, il voto finale ha registrato 295 voti contrari e solo 123 favorevoli, meno di un terzo. Come si diceva, non vi saranno immediate conseguenze. Il Senato infatti avrebbe votato in modo diverso ed è chiaro che ci vorrà un nuovo compromesso per "autorizzare" la guerra di Obama.
La Casa Bianca ha definito «deludente» l'esito del voto alla Camera, ma ha comunque limitato i danni. Proprio per dimostrare di non essere contrari alla guerra contro Gheddafi, i deputati hanno poi respinto un secondo provvedimento di repubblicani di destra che avrebbe tagliato i finanziamenti al Pentagono per la missione e limitato in maniera sostanziale il ruolo americano nell'ambito della forza Nato. In questo caso si sono avuti 238 voti contrari e 180 a favore con ben 89 repubblicani che hanno rotto con la linea del partito.
Per due giorni la Casa Bianca ha cercato di limitare le defezioni dei democratici con una fitta serie di incontri.
La presa di posizione della Camera ha forti implicazioni politiche, e va al di là del nodo della Libia. In gioco c'è l'equilibrio dei poteri nella democrazia americana.
Obama sta o non sta violando la legge che regola i poteri del presidente in caso di guerra? Il provvedimento, varato nel 1973, impone un'esplicita autorizzazione del Congresso a 60 giorni dall'inizio delle ostilità. Nel caso dell'operazione in Libia la scadenza era il 20 maggio. Obama l'ha ignorata perché a suo avviso non si può parlare di «ostilità» in Libia (nonostante i raid missilistici contro il colonnello Muammar Gheddafi) e non occorre dunque alcuna autorizzazione del Congresso per confermare il ruolo americano nell'ambito delle forze della Nato.
Va detto che anche se fosse passata alla Camera, la misura non sarebbe mai passata al Senato ma il clima politico è diventato ormai insostenibile per Obama, proprio quando si parla di una imminente resa di Gheddafi. Secondo l'intelligence americana il colonnello sta «seriamente considerando» la possibilità di lasciare Tripoli
Che ne pensano gli americani? Un sondaggio di ieri dell'istituto Gallup dice che la maggioranza si oppone alla guerra in Libia, il 46 per cento contro il 39 per cento di chi si dice a favore. All'inizio dell'operazione contro Gheddafi il 49 per cento degli americani appoggiava Obama.